Data evento: 
da 06/08/2021 a 24/10/2021

Ospiti in Galleria / Confronti

Canaletto incontra Guardi

Vedute veneziane a confronto: il Molo verso la Basilica della Salute

Galleria Giorgio Franchetti alla Ca’ d’Oro

6 agosto – 24 ottobre 2021

 

 

Ospite eccezionale della Galleria Giorgio Franchetti alla Ca’ d’Oro sarà, fino al 24 ottobre, la smagliante veduta di Canaletto (1697 - 1768) raffigurante Il Molo verso ovest con la Zecca e la colonna di San Teodoro della Civica Pinacoteca del Castello Sforzesco di Milano. Il prestito è frutto di uno scambio temporaneo tra le due istituzioni museali generatosi in occasione della contemporanea mostra milanese dedicata alla scultura italiana del Rinascimento (Il Corpo e l’Anima da Donatello a Michelangelo. Scultura italiana del Rinascimento, Milano, Castello Sforzesco, 21 luglio - 24 ottobre).

Parte di una coppia di dipinti realizzati a pendant provenienti dalle collezioni di Thomas Osborne, quarto duca di Leeds, l’opera di Canaletto transitò, dopo diversi passaggi, nella raccolta del senatore milanese Luigi Albertini, per essere poi acquistata, nel 1995, per le raccolte civiche.

 

L’esposizione della tela accanto al dipinto di ugual soggetto di Francesco Guardi (1712 - 1793) di collezione Franchetti offre la possibilità di accostare due straordinarie vedute veneziane, tra le più apprezzate dai turisti aristocratici del Grand Tour, ponendo a confronto diretto due “fermi immagine” (e due diverse concezioni pittoriche del ritratto urbano) di protagonisti assoluti del vedutismo lagunare del Settecento: la luminosa versione di Canaletto, di ampio respiro scenografico e impeccabile coerenza prospettica, riferibile alla maturità del pittore e databile entro il 1742, e la vibrante interpretazione lirica offerta da Francesco Guardi in una fase avanzata del suo operato, ormai lontana, nella sua indeterminatezza fantastica, dal nitido rigore che aveva suggellato, in una immagine solare, “come incisa nel cristallo” (A. Mariuz), la Venezia di Canaletto nella percezione dei viaggiatori e dei collezionisti dell’epoca.

Nel prospetto immortalato dai due artisti si condensano edifici che incarnano la storia di stessa Venezia e ci accompagnano nella scoperta dei suoi mutamenti e delle sue persistenze urbanistiche, in un viaggio nel tempo che celebra quest’anno i 1600 anni dalla fondazione leggendaria della città. Alle manifestazioni ufficiali previste per celebrare la ricorrenza si collega anche la presente iniziativa.

 

Introdotta dalla colonna di san Teodoro, che richiama le origini della città e il culto per il santo bizantino, l’infilata di architetture marciane che affacciano sulla riva del Molo - ultima propaggine della Piazza e soglia privilegiata d'ingresso, fino al Settecento, nel labirinto veneziano - prende avvio dalla raffigurazione dell’angolo sud della Libreria sansoviniana, ispirata ai modelli della Roma antica, con le svettanti statue poste a coronamento del cornicione che ne completano l’assetto monumentale. Seguono le facciate della Zecca, di fronte alla quale si svolgeva l’antico mercato di pesci e pollame, dell'austero blocco dei Granai di Terranova, che ospitavano i magazzini per lo stoccaggio dei cereali (distrutti nel XIX secolo per far posto ai Giardini Reali) e, a chiusura della fondamenta, il piccolo edificio del Fonteghetto della Farina, dove avveniva la rivendita del prezioso prodotto della macinazione, divenuto nel Settecento sede dell'Accademia dei Pittori. Oltre l'imbocco del Canal Grande, la Punta della Dogana con le cupole maestose della Basilica della Salute di Baldassarre Longhena, imponente ex-voto costruito per salvare la città dalla peste del 1630, e più in lontananza, seminascosto dal veliero nel dipinto di Canaletto e meglio visibile nell’impaginato di Guardi, l'altro importante edificio di culto legato al terribile morbo, il palladiano Redentore della Giudecca.

Sulla riva e sull’acqua il pullulare della vita quotidiana della Serenissima, dalle imbarcazioni che attraccano e scaricano le merci, alle tende del mercato brulicante di masserizie, all’affabile rappresentazione di una eterogenea umanità indaffarata, o sfaccendata, che offre ai due artisti l’occasione per inserti di vivace fragranza narrativa: dalle eleganti dame che passeggiano sulla fondamenta nel dipinto di Guardi – figure guizzanti, sinteticamente abbozzate con pennellate sottili e rapidi tocchi di colore – ai più studiati brani di “natura morta” en plein air di Canaletto, come quello delle ceste e delle botti con sedia vuota sulla riva o come il gruppo sulla destra con il gentiluomo di spalle in tricorno e i tre levantini ripreso anche da Bernardo Bellotto in una sua tela.

Protagonisti di rilievo tutt’atro che marginale, in entrambi i dipinti, la luce e il cielo: una Venezia calda e avvolgente, congeniale all’immagine di incantevole naturalezza cara al gusto razionalista di derivazione illuministica nella tela di Canaletto; una trasfigurazione sentimentale dai toni quasi preromantici nella rilettura di Guardi, dove l’accentuazione dei valori atmosferici e la luce mutevole delle nuvole che corrono veloci nel cielo getta falcate iridescenti su ogni dettaglio della raffigurazione.

 

Un percorso specifico creato con la App izi.Travel accompagnerà il visitatore ad approfondire il confronto tra i due dipinti, con l’ausilio di informazioni iconografiche e topografiche scaricabili da casa sul proprio smarphone o al museo tramite QRcode.

In un’ottica di itinerario allargato dal Museo al territorio, saranno previste anche visite e percorsi guidati con partenza dalla Galleria e dalla mostra per poi raggiungere i luoghi narrati nelle tele settecentesche, in un confronto attraverso il quale solo una città come Venezia, con la sua luce e i giochi dell’acqua può restituire una realtà ancora più suggestiva di quella dipinta.

 

La mostra è ricompresa nel percorso di visita attuale del museo e non comporta maggiorazione del costo del biglietto d’ingresso.

 

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