Polo Museale del Veneto

Musei

Galleria Giorgio Franchetti alla Ca' d'Oro

Collezioni

I° Piano - Portego

Nel Portego del primo piano sono riunite opere provenienti per la maggior parte da chiese veneziane e conventi soppressi dopo la caduta della Repubblica.

Sul fondo del vasto ambiente il barone Franchetti fece allestire un apposito vano architettonico, con pareti in marmi venati e soffitto a cassettoni quattrocentesco, volto a simulare una cappella per l'opera che considerava una delle più importanti della sua collezione: il San Sebastiano di Andrea Mantegna.

Andrea Mantegna

(Isola di Cartura 1431 - Mantova 1506)

San Sebastiano

tempera su tela, cm.213 x 95

Collezione Franchetti

cat. d.11

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La tela, originariamente dipinta per il vescovo di Mantova Ludovico Gonzaga, alla morte dell' artista era ancora nel suo studio. Passata successivamente in varie collezioni, agli inizi dell'Ottocento si trovava nella raccolta privata di Antonio Scarpa a Motta di Livenza, da dove fu acquistata dal barone Franchetti.

Il santo, protettore contro la peste, già raffigurato da Mantegna nelle tele oggi al Louvre e al Kunsthistorisches Museum di Vienna, appare isolato contro un indefinito fondo scuro; il corpo è trafitto da numerose frecce che, richiamando simbolicamente le piaghe della peste, sembrano creargli attorno una gabbia spinosa.

Realizzato con una tempera magra, quasi senza preparazione, il dipinto - da poco oggetto di un delicato intervento di restauro - è una delle più drammatiche composizioni del maestro.

Tullio Lombardo

(Venezia 1455 - 1532)

Doppio ritratto

marmo di Carrara, cm.47,5 x 50,5

cat. sc.24

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Ispirata ai rilievi della scultura funeraria antica, l'opera - uno dei pezzi marmorei più celebri del museo - reca in basso, sotto la figura maschile, la firma dell'artista.
Le due figure sono realisticamente scolpite in ogni particolare, ma idealizzate nel trattamento del marmo con mirabile morbidezza pittorica.
Ignota la provenienza originaria del pezzo, pervenuto alle Gallerie dell'Accademia nel 1820 e successivamente destinato all'esposizione alla Ca' d'Oro.

Andrea Briosco detto il Riccio

(Padova 1470 -1532)

L´elemosina di San Martino

bronzo, cm.74,6 x 54

cat. br.197

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Il pannello in bronzo proviene dalla chiesa di Santa Maria dei Servi, uno degli edifici monastici più importanti e ricchi di opere d' arte della città. Soppresso l'Ordine dei Serviti alla caduta della Repubblica, la chiesa venne demolita agli inizi dell' Ottocento e i suoi beni in parte dispersi. Alcuni dipinti sono oggi conservati alle Gallerie dell' Accademia, i monumenti ricoverati nella Basilica di San Giovanni e Paolo, mentre parte dei bronzi che corredavano l'arredo degli altari sono conservati alla Ca' d'Oro.

Allievo di Donatello a Padova, Andrea Riccio mostra di appoggiarsi in questa opera a modelli classici, certamente conosciuti anche attraverso i numerosi esempi presenti nelle collezioni padovane.

Jacopo Sansovino

(Firenze 1486 - Venezia 1570),

Madonna col Bambino

marmo di Carrara, cm. 61,5 x 120

cat. sc. 37

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L'opera era stata scolpita dall'artista fiorentino per l'altare maggiore della palladiana chiesa delle Zitelle alla Giudecca, dove è attualmente posta una copia in gesso.

Nella lunetta è raffigurata una intimissima scena della Madonna col Bambino: il bimbo si accosta alla madre con gesto affettuoso, cingendola in un tenero abbraccio, mentre la Vergine scosta da sé il libro chiuso, quasi volesse allontanare dal figlio la sorte stabilita per lui. Ai lati della lunetta, appoggiati al cornicione, due possenti angeli sembrano custodire e riparare da occhi estranei l'intimità della scena sacra.

E' una delle prime opere eseguite a Venezia dallo scultore, ancora intrisa di echi fiorentini, evidenti nell'accostante naturalezza delle figure principali. Ancora vivo è il ricordo di opere donatellesche, come nei due angeli ai lati, i cui corpi muscolosi rievocano le figure michelangiolesche della Sistina.

Tullio Lombardo (attr.)

(Venezia 1455 - 1532)

Ultima cena, (particolare)

marmo di Carrara, cm. 85 x 189

cat. sc 24 bis

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Il rilievo proviene dalla chiesa di Santa Maria dei Miracoli. Probabilmente mai ultimato e messo in opera dopo la commissione, fu in seguito riutilizzato - rovesciato - come coperchio di una sepoltura. Ritrovato durante i restauri della chiesa, alla fine dell'Ottocento, vi rimase fino agli anni ottanta dello scorso secolo.

Attribuibile a Tullio Lombardo, il rilievo è ispirato all'Ultima Cena che Leonardo aveva eseguito per il refettorio del convento di Santa Maria delle Grazie a Milano.