Polo Museale del Veneto

Musei

Galleria Giorgio Franchetti alla Ca' d'Oro

Collezioni

Sala IV e pianerottoli (sale V e VI)

Tutte le opere della sala IV - così come quelle dei due pianerottoli - provengono dalla Collezione Franchetti.

Si tratta di dipinti di scuola toscana e dell' Italia centrale nella sala IV e nel pianerottolo del secondo piano, e di opere lombarde e dell' Italia del centro-nord nel pianerottolo del primo piano: tutti pezzi abbastanza rari, sia per l'esiguità numerica della produzione dei singoli artisti, sia per la scarsa presenza di questi maestri "minori" nelle collezioni pubbliche.

I dipinti toscani in particolare, in numero cospicuo rispetto a quelli di altre scuole regionali rappresentate nella pinacoteca, costituiscono il primo nucleo della raccolta del barone, acquisito durante il lungo soggiorno fiorentino, intorno al 1890.

Carlo Braccesco

(Milano, not. dal 1468 al 1501)

I quattro Dottori della Chiesa,

tavola, cm. 44 x 15 ciascuna,

 Collezione G. Franchetti

 cat.  65

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Provenienti da un polittico in parte disperso, forse identificabile con quello che risulta dalle fonti dipinto per la parrocchiale di Levanto, le piccole tavole sono opera del maestro lombardo - "mediolanensis", come si firma nella Madonna e Santi del santuario di Montegrazie a Imperia - attivo soprattutto in Liguria.

Andrea di Bartolo

(Siena, attivo tra il 1389 e il 1428)

Incoronazione della Vergine

tavola, cm. 106 x 74

Collezione G. Franchetti

cat.. d. 79

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Nella tavola a fondo oro è raffigurata l'Incoronazione della Vergine su uno sfondo di serafini rossi. In basso, due angeli con strumenti musicali. La linea sottile e morbida che disegna le figure, i colori impostati su tonalità di rosa leggermente cangianti, la tipologia stessa delle figure del Cristo e della Vergine, evidenziano l'ambito di quella cultura senese che prosegue fino alla fine del secolo - seppur in modi più semplificati e stilizzati - la lezione di Simone Martini, ma in cui si intuisce ormai una certa autonomia delle figure nei confronti del fondo oro, che perde ormai valore divenendo quasi un anacronismo.

Gerolamo di Giovanni di Benvenuto

(Siena 1470-1524)

Desco da nozze

tempera su tavola, diam. cm. 57

Collezione G. Franchetti

cat. d. 87

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Il piatto, opera rara nelle collezioni pubbliche, veniva donato in occasione di nozze come oggetto di buon augurio.  Nella inconsueta forma poligonale è dipinta, sul recto, la scena di Ercole al Bivio. Il giovane eroe è raffigurato tra la Virtù - affiancata a sua volta dai leoni e dai cani che alludono alla Forza e alla Fedeltà, qualità principali richieste allo sposo - e il Piacere, raffigurato nelle vesti di una giovane donna che attira l'eroe verso un gruppo di giovani al bagno. In alto, la figura di Imeneo, il dio pagano delle nozze, sembra proteggere e indirizzare il giovane nella scelta.

Sul verso sono raffigurati gli stemmi delle famiglie Tancredi e Vieri di Siena, i cui eredi si unirono in matrimonio nel 1500. Nell'opera Gerolamo modernizza in chiave signorelliana i modi più arcaizzanti derivati dal padre Giovanni.

Domenico di Bartolo

Desco da parto,

tempera su tavola,

diam. cm. 54

Collezione G. Franchetti

cat. d. 85

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L'opera appare dipinta sui due lati: sul recto è raffigurata la  Nascita del Battista, e sul verso due putti, allusivi forse alla nascita di due gemelli. Questi ultimi appaiono  raffigurati in un giardino ricco di fiori, con amuleti di corallo al collo e ai polsi, segni augurali per i neonati.

Francesco Botticini

(Firenze 1446-1498)

Madonna col Bambino

tavola, cm. 88 x 57

Collezione G. Franchetti

cat. d. 84

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Nella paletta di carattere devozionale, ancora inserita nella sua cornice originale, la figura della Madonna in adorazione del Bambino campeggia in primo piano, sullo sfondo di un paesaggio collinare che si perde, sfumando, all'orizzonte. Il volto della Vergine e il morbido chiaroscuro del corpo del Bambino lasciano emergere componenti della cultura del pittore che alludono soprattutto alla pittura di Filippino Lippi e di Verrocchio, risolte però in chiave meno aristocratica e più intimistica.

Giovanni Boccati

(Camerino 1420 c. notizie a Perugia fino al 1480)

Crocifissione

tavola, cm. 72 x 52

Collezione G. Franchetti

cat. d. 113

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L'opera, una delle più drammatiche del pittore marchigiano, è firmata in basso a destra.

Sulla scena brulla della Crocifissione si agitano le figure immobili dei dolenti, ritmate dai vari toni di rosso dei mantelli. Alla loro ferma presenza si contrappone la nervosa agitazione dei cavalieri, su cavalli dai ricchi finimenti, echi evidenti di una cultura che sembra trattenere elementi decorativi tardogotici in un linguaggio ormai rinascimentale. Sullo sfondo sono raffigurate vedute di città e un golfo aperto sul mare.

Alla rievocazione di modi ancora tardogotici, il pittore accosta in questo dipinto elementi desunti dalla conoscenza evidente di opere di artisti fiamminghi, riscontrabile nella visione lenticolare del paesaggio, nella prospettiva a volo d'uccello e nei colori stessi, vividi e brillanti.

Biagio di Antonio Tucci

(Firenze 1446-not. fino al 1508) 

Storie di Lucrezia

tempera su tavola,

cm. 53 x 133 ciascuna

Collezione G. Franchetti

cat. d. 105-106

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Nei due fronti di cassoni, evidentemente concepiti per il corredo di una ricca fanciulla, sono raffigurate le Storie di Lucrezia.

Nel primo è dipinto, con grande vivacità e ricchezza di particolari, il Banchetto di Tarquinio - figlio dell'ultimo tirannico re etrusco - nell'accampamento di Ardea. La scena si snoda vivace attorno alla tenda del condottiero, mentre alle spalle si aprono, da una parte, le grandi tende dell'accampamento romano, dall'altra si oppongono le mura alte e turrite della città assediata.

Nel secondo sono riuniti, quasi cinematograficamente, gli episodi dell'oltraggio a Lucrezia, del suicidio della donna e dei suoi funerali. Nell'iconografia delle tavole appare evidente il messaggio di eroica fedeltà fino alla morte, esemplificato dalle vicende di Lucrezia, indirizzato ad evidenza ad una sposa, come monito ed incitamento alla virtù.