Polo Museale del Veneto

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Progetti didattici

Bellini e la pala di San Giobbe
Dalla chiesa alle Gallerie dell'Accademia 

Anno scolastico 2005 - 2006 
Convenzione con l'Istituto Tecnico Statale per il Turismo " F. Algarotti" Venezia 

Presentazione del progetto

Grande emblema del problema del dolore, Giobbe esprime il grido dell'uomo che cerca di comprendere se stesso, diventando simbolo della situazione esistenziale umana nei confronti della divina. La sua figura diventa modello del vero credente, ma nello stesso tempo del ribelle, poiché fronteggia il silenzio di Dio, per poi tacere, muto, davanti alla sua potenza.

Nel racconto biblico, l'iniziale intensa meditazione sul mistero del dolore umano si conclude con la teofania, manifestazione del mistero di Dio. Il suo esempio di straordinaria pazienza fu proposto all'imitazione dei fedeli cattolici già da Cipriano e Tertulliano, e poi molti altri, sia in Oriente che in Occidente. Fin dal Medioevo era riconosciuto intercessore contro la perste, ed era considerato protettore degli ammalati, in particolare quelli colpiti da epidemie che comportavano la presenza di vermi nel corpo; contemporaneamente, diventava il patrono dei lavoratori della seta, derivando la seta a sua volta dai bachi; non v'era seteria antica che non avesse una sua raffigurazione popolare, appoggiato a due bastoni e con le gambe ricoperte dai vermi.

La nudità del santo è un riferimento preciso che lo assimila ad ogni altro uomo che "nudo esce dal ventre materno e nudo scende nella tomba" (Libro di Giobbe 1,21; 10,19); inoltre, spesso viene raffigurato con il ginocchio piegato, come Cristo quando esce dal sepolcro, e proprio nell'immagine del balzo (Libro di Giobbe, 39,20) l'esegesi trova la profezia della resurrezione. Durante tutto il Novecento il Libro di Giobbe è stato riletto e commentato di volta in volta secondo interpretazioni e risonanze diverse, incrociando esegesi religiosa, ricerca filosofica, riflessione teologica e letteratura; da Lutero a Kierkegaard, da Goethe a Dostoevskij, da Roth a Singer, da Bloch a Camus, da Morselli a Pomicio e altri ancora.

Il culto di Giobbe fa la sua comparsa a Venezia in un documento del 1389, dove risulta protettore di un ospedale dei poveri in contrada di San Geremia Profeta; poi dell'attiguo oratorio ed in seguito della chiesa, che rimane uno dei rari edifici a lui dedicati, in quanto il culto dei santi veterotestamentari, ben radicato nella Chiesa orientale, non diventa mai molto popolare in Occidente. La presenza proprio a Venezia di una chiesa dedicata a San Giobbe è legata ai forti rapporti della città con Bisanzio, tradizione culturale che influenza la dedicazione di altre chiese veneziane a Mosè, Samuele, Geremia, Zaccaria.

La fortuna della Pala dipinta per la chiesa di San Giobbe da Giovanni Bellini inizia con particolare precocità, quando nel 1490 compare nella Guida di Venezia del Sabellico e solo tre anni dopo, nel 1493, viene inclusa nel De Origine, situ et magistratibus urbis venetae del Sanudo, conquistandosi così una fama immediata che le conferma un posto privilegiato in tutta la letteratura successiva. Giobbe vi è raffigurato accanto a Francesco, che mostra il crocifisso e le stigmate quali segni viventi del sacrificio redentore di Cristo, e a Domenico, probabile omaggio, come sottolinea Finocchi Ghersi, al francescanesimo che tanto si era adoperato per rinforzare la fede nella santità della Vergine durante il pontificato del franscescano Sisto IV. San Domenico, in particolare, potrebbe alludere all'accordo tra i due ordini, francescani e domenicani, rispetto al tema sacro testimoniato nell'iscrizione "AVE. VIRGINEI..." nel mosaico del catino absidale, tematica molto cara anche al doge Moro e al cardinale Bessarione, il quale, in nome dello stretto legame che riponeva in Venezia come "altera Bisantium", nel 1472 donò la sua ingente biblioteca alla Repbblica.

La Vergine, inoltre, come ha individuato Rona Goffen, è rappresentata in veste allegorica della Serenissima, personificazione sottolineata, aggiunge Finocchi Ghersi, dall'ombrella con foglie d'alloro dipinta sospesa in chiave dell'arco del catino dorato, simbolo universalmente riconosciuto dell'autorità dogale; infatti, secondo la tradizione medievale, papa Alessandro III aveva offerto l'ombrella dogale, fino allora appannaggio esclusivo di papi e imperatori, al doge Sebastiano Ziani, in riconoscenza dell'appoggio nella lotta con l'imperatore Federico Barbarossa.

Nello storico legame tra l'opera d'arte, il suo luogo d'origine e quello dove da oltre un secolo è conservata, ribadisce il collegamento, anche territoriale, dell'edificio scolastico con il complesso architettonico ecclesiastico, rafforzando il rapporto chiesa-museo-scuola-quartiere, consolidato dallo studio e la conoscenza delle realtà museali, ecclesiastiche, pubbliche che interagiscono nel tessuto urbano socio-culturale.

La collaborazione della Municipalità di Venezia-Murano-Burano, infatti, costituisce un'apertura verso i cittadini, che, guidati dai giovani ciceroni, potranno riscoprire le vicende storico-artistiche della pala, seguendo un percorso gratuito di visite alla chiesa e al museo secondo un calendario, pubblicato in una locandina, dal 11 ottobre all'11 novembre 2006.
Inoltre, grazie all'indirizzo turistico dell'Istituto, che valorizza l'apprendimento delle lingue straniere, alcune visite guidate davanti al dipinto di Bellini saranno svolte in lingua inglese, francese, spagnola, rivolte ad alunni di altre sezioni dell'Istituto.

Anche la realizzazione di una scheda di sala plastificata, che rimarrà nel museo a disposizione dei giovani visitatori, è prevista in due lingue, italiano e inglese, contributo importante per il pubblico cosmopolita che visita le Gallerie. Il coinvolgimento, oltre ai docenti di storia dell'arte e di lingue, degli insegnanti di diritto, di materie turistiche e di religione, in un reale lavoro interdisciplinare estremamente proficuo, ha creato una partecipazione attiva e totale nei ragazzi ed ha permesso di soffermare la loro attenzione sull'importanza e la particolarità della figura di Giobbe, il suo messaggio di giustizia e di coerenza, e, nello stesso tempo, su concetti quali il dolore e la sofferenza, rappresentando un momento importante di riflessione su tematiche di ordine morale poco presenti tra le priorità della società odierna e soprattutto tra gli interessi dei ragazzi sedicenni.

Annalisa Perissa
Responsabile dei Servizi Educativi del Museo e del Territorio

Bellini e la pala di san Giobbe