Direzione regionale Musei Veneto

Gentili visitatori,

il percorso che abbiamo predisposto in Museo per una visita in massima sicurezza si snoda tra il primo piano della Galleria, la loggia sul Canal Grande, la corte monumentale interna, con il celebre mosaico dell’atrio porticato ideato da Giorgio Franchetti, e il piccolo “giardino segreto” interno.

In conformità con la normativa vigente per l’emergenza sanitaria Covid-19, che prevede percorsi a senso unico e differenziazione di entrata e uscita del pubblico, e nel rispetto delle regole e dei protocolli specifici di distanziamento fisico e sicurezza ambientale, alcune sale laterali restano chiuse ed è al momento inaccessibile il secondo piano.

Abbiamo per questo istituito un biglietto ridotto (il costo è di 6 € anziché 8.50 €) e stiamo organizzando iniziative di approfondimento sulle opere più importanti del percorso predisposto, capaci di compensare anche la rimozione obbligata delle schede cartacee di sala, usualmente in consultazione.

Ci auguriamo che la selezione di opere di altissimo livello accessibili alla fruizione – compresa la celebre Cappella del Mantegna con il drammatico Martirio di San Sebastiano - e la possibilità di ammirare comunque gli spazi monumentali più spettacolari del Palazzo, possano rendere ugualmente gradita, in questi tempi difficili, la vostra permanenza e stimolare il desiderio di una ulteriore visita alla Galleria e alle sue intere raccolte, quando le condizioni sanitarie consentiranno l’auspicato ritorno ad una apertura completa.

Confidando nella vostra piena comprensione delle limitazioni e nel vostro rispetto delle regole di accesso, vi auguriamo una buona permanenza a Ca’ d’Oro!

La Direzione del Museo

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Cenni storici sull’edificio e la Galleria

Il Palazzo

La Ca' d'Oro fu fatta costruire da Marino Contarini, ricco mercante veneziano, tra il 1421 e il 1440, che si avvalse di maestranze lombarde, con a capo il milanese Matteo Raverti, e veneziane, guidate da Giovanni Bon e suo figlio Bartolomeo. Accanto all'effetto decorativo di straordinaria leggerezza della facciata, coi celebri trafori gotici delle logge, si volle sottolineare ulteriormente l'effetto cromatico chiamando il pittore francese Jean Charlier (ricordato come Zuane de Franza) a ripassare i marmi colorati e i profili delle parti decorate, con rosso, azzurro oltremarino, nero, biacca e oro, applicando quest'ultimo anche sulle pome sommitali dei pinnacoli del coronamento. Fu tale lo splendore che l'edificio venne chiamato e ricordato, unico a Venezia, non con il nome della famiglia, ma come il palazzo “d'oro”.

 

Il Museo

La storia del museo, inaugurato nel 1927, lega il suo nome al fondatore della Galleria - il barone Giorgio Franchetti (Torino 1865 - Venezia 1922) - che dopo anni di appassionato impegno come mecenate e collezionista, donò allo Stato italiano nel 1916 l’edificio stesso, da lui acquistato e restaurato, e il nucleo originario delle raccolte d’arte in esso ospitate.
Il prestigioso palazzo - più volte manomesso nel corso dei secoli dopo alienazioni succedutesi già a partire dall’epoca rinascimentale – era stato rilevato infatti, ormai fatiscente, dal barone Franchetti nel 1894, nell’intento di riportare Ca’ d’Oro all’antico splendore e di farne lo scrigno ideale per le proprie collezioni d’arte, comprendenti arredi d’epoca, arazzi, dipinti, sculture e bronzetti. Alla formazione delle raccolte del museo contribuì lo Stato stesso, aggregando al nucleo della donazione Franchetti una importante sezione di bronzi e sculture rinascimentali di area veneta, che annovera bronzi e rilievi marmorei provenienti da complessi ecclesiastici veneziani soppressi o demoliti e altre opere di proprietà demaniale che andarono a completare la quadreria.

 

1 –La Cappella del Mantegna

Primo tra gli interventi compiuti nel palazzo da Giorgio Franchetti e cuore della raccolta, fu la cosiddetta Cappella del Mantegna, con al centro l’immagine del San Sebastiano. Attorno ad essa il barone ideò un suggestivo vano architettonico, interamente rivestito di marmi. Ispirandosi a modelli veneziani (soprattutto alla chiesa di Santa Maria dei Miracoli), volle riprodurre l'atmosfera di una cappella rinascimentale, idealmente ambientata all'interno di una dimora patrizia. Sopra un vero e proprio altare è posta la tela, tra le invenzioni più drammatiche di Mantegna. L’opera, acquistata nel 1893 costituisce ancor oggi l'icona del museo, mantenendo inalterata la sistemazione voluta dal proprietario all'interno di un percorso museale che nel corso degli anni ha subito inevitabili modifiche e revisioni.

Il martirio di San Sebastiano

Andrea Mantegna aveva già affrontato il tema del martirio di San Sebastiano nelle tele oggi al Kunsthistorisches Museum di Vienna e al Louvre. Il dipinto di Ca’ d’Oro affronta la rappresentazione dell’eroe cristiano in termini nuovi e per certi versi sconcertanti, di tragico isolamento individuale. Il santo, trafitto da sedici frecce che lo avvolgono in una sorta di spinosa gabbia tridimensionale, si erge dolente al centro di una nicchia angusta, inquadrato da una cornice in finto marmo. In basso, sulla destra l’immagine emblematica della candela spenta che ancora lascia spirare un esile filo di fumo; attorno, un cartiglio reca la scritta Nihil nisi divinum stabile est coetera fumus (nulla, all’infuori del divino, è stabile, tutto il resto è fumo), a sottolineare la fragilità della natura umana.

 2 - Doppio ritratto di Tullio Lombardo

Poco si sa dell'originaria ubicazione del Doppio ritratto di Tullio Lombardo, primo esempio di questo tipo di ritratto nella scultura italiana del Quattrocento. L'origine è senza dubbio da ricercare nell'arte classica: infatti anche Mantegna nell'affresco con San Cristoforo nella chiesa degli Eremitani a Padova riproduce doppi ritratti ripresi da stele funerarie romane. Ma qui l'autore riesce a creare qualcosa di completamente nuovo: un'opera intrisa di spirito antico ma assolutamente moderna, senza reali precedenti nell'antichità stessa, un equilibrio perfetto tra la definizione realistica e la idealizzazione dell'individuo. I personaggi raffigurati, forse ritratti reali, forse figure allegoriche, sono ripresi nel momento in cui stanno parlando o cantando, con le labbra dischiuse e gli sguardi volti in direzioni diverse. I capelli, il modellato dei volti, la veste decorata della figura femminile, il fiore tra i seni, ogni particolare è resto con estrema raffinatezza e squisita delicatezza.
Sotto la figura maschile è ben visibile la firma dell'autore in capitale romana, quasi a suggerire che la destinazione originaria fosse una posizione rialzata, così da consentirne agevolmente la lettura. 

 

3 - Madonna del bacio

Nella lunetta in marmo di Carrara la Madonna e il Bambino di Jacopo Sansovino sono colti in un dolcissimo atteggiamento affettuoso, sotto un arco ornato da due angeli alati. In origine l'opera si trovava nella Chiesa delle Zitelle alla Giudecca, a decorazione dell’altare maggiore. Nelle figure centrali del rilievo la personalità colta e aggiornata dello scultore fiorentino si esprime in una scena di toccante intimità che vede la Madre raffigurata nell'atto di sostenere il fanciullo, sorreggendone la schiena con la mano destra, per ricambiare il bacio che il Bambino le offre con grande naturalezza. Nello slancio umanissimo e intimo che unisce i due protagonisti la mano sinistra della vergine allontana da sé il libro chiuso, quasi a voler allontanare dal figlio la sorte già stabilita. La posa classica dei due angeli sovrastanti, languidamente appoggiati sul cornicione, sottolinea la vitalità della scena sottostante.
La raffinata conduzione dei panneggi, l'impianto monumentale e l'equilibrio calibrato della composizione, così come la resa morbida delle anatomie, tradiscono una conoscenza diretta dell'arte di Michelangelo, accostata dall'artista nei suoi soggiorni romani antecedenti al trasferimento a Venezia nel 1527.

 

4 - Loggia al primo piano

Affacciatevi sul loggiato e godetevi la splendida vista sul Canal Grande. Il grande loggiato che si apre al primo piano sul Canal Grande, con archi gotici trilobati e rosoni a quadrifoglio crea un o spazio magico, dominato da un variabile e sempre diverso gioco di luci e di toni.

 

5– Sala dei dipinti toscani

Una grande sala ospita i dipinti toscani e dell’Italia centrale, tutti acquistati dal barone Franchetti per la propria collezione. Sono opere del Trecento e del Quattrocento su tavola e rappresentano una vera rarità nel panorama delle collezioni pubbliche veneziane.

Singolari sono i due pannelli anteriori di cassoni per il corredo nuziale, doni che venivano offerti alla sposa nel giorno delle nozze. Sono di scuola fiorentina del Quattrocento e raffigurano le “Storie di Alessandro”, ancora in modi tardogotici, e sulla parete opposta, i due fronti con le “Storie di Lucrezia”.

 

Oggetti molto rari e tra i più ambiti dai collezionisti di fine Ottocento inizi Novecento sono anche I “deschi da parto” e di “da nozze”:

Ercole al bivio (recto) - Stemma gentilizio (verso), desco da Nozze

Il desco da nozze veniva donato in occasione dei matrimoni come oggetto augurale. La forma poligonale è diffusa nelle botteghe fiorentine e senesi nel Quattrocento e nel Cinquecento. L’originario utilizzo pratico si trasforma in funzione celebrativa ed augurale dello sposo, sottolineando il prestigio della casata (sul retro sono visibili gli stemmi delle famiglie senesi Vieri e Tancredi che ne permettono la datazione al 1500, anno delle nozze tra Girolamo Vieri e Caterina Tancredi). Ogni riferimento è alla simbologia classica della serenità della vita coniugale e alle virtù degli sposi. In questo caso troviamo la rappresentazione piuttosto rara tra le testimonianze superstiti di un Ercole “al bivio” tra la Virtù e il Vizio, tramandata alla cultura rinascimentale da Senofonte. Un propiziatorio “talismano” contro tentazioni future e un monito allo sposo affinché mantenga sempre la sua promessa di fedeltà.

Per approfondire 
Il giovanissimo Ercole vi appare al centro senza attributi eroici, coperto appena da un velo trasparente appoggiato sulla spalla. Ai lati, due fanciulle lo affiancano e se ne contendono l’attenzione. Quella di sinistra è la Virtù, col capo coperto, scalza, scortata da leoni e abbigliata semplicemente, gli stringe saldamente braccio e polso; l’altra, il Vizio raffigurata a destra, è in abiti preziosi con di calzari e gioielli e con i capelli scoperti e intrecciati voluttuosamente. Questa figura trattiene Ercole languidamente sottobraccio mentre indica, con la sinistra, la scena di un bagno tra giovani e govinette che si svolge alle sue spalle.

La morale è nettamente divisa in due scene opposte, come il paesaggio: l'allegoria vuole mostrare le due strade possibili da percorrere e i due generi di felicità verso cui le fanciulle intendono indirizzare idealmente l’eroe. La scelta di Ercole in favore della Virtù e del percorso più difficile viene simboleggiata dalla presenza di Imeneo, il dio pagano delle nozze, e assume nel desco di Ca' d'Oro il valore di impegno di fedeltà coniugale da parte degli sposi.

Alle pareti si possono osservare una serie di Madonne con Bambino, opere che sicuramente nascono come oggetti di devozione privata. Sono dipinti di artisti rari, meno conosciuti, molti dei quali di matrice fiorentina o di scuola umbro-toscana, nei quali sono evidenti i ricordi verrocchieschi, lippeschi e botticelliani

 

6 - La corte

L’aspetto attuale della corte di Ca’ d’Oro è il frutto di un grande lavoro avviato dal barone Giorgio Franchetti (1865 - 1922) verso la fine dell'Ottocento. Il suo intento era quello di trasformare il prestigioso e degradato edificio tardogotico, acquistato nel 1894, in pubblico museo. Nell'ambito di questo intervento venne ripristinata la scala esterna con arcate a sesto acuto, tipica dell’edilizia antica veneziana, che era stata smantellata già nella prima metà dell'Ottocento e fu poi ricomposta recuperandone in parte i frammenti originali. Vennero anche restaurati il portale e il coronamento e fu recuperata sul mercato antiquario l’originaria vera da pozzo, scolpita nel 1427 da Bartolomeo Bon. L'elemento tuttavia più suggestivo rimane l'atrio porticato, dove la scansione delle colonne si accorda con le ricche policromie del mosaico pavimentale, ideato dal barone stesso, e con il rivestimento marmoreo delle pareti.
L'insieme era stato progettato come sontuoso lapidario, destinato ad accogliere la collezione di sculture antiche. Nella scelta delle tecniche decorative e nella preziosità dei materiali si voleva sintetizzare quell'idea atemporale di "bellezza veneziana" che l'intero palazzo doveva incarnare dopo il suo restauro otto-novecentesco. 

Nel braccio corto è esposto un Busto virile antico, ispirato alle opere di Prassitele, proveniente dalla collezione Franchetti. Qui, verso la calle, un cippo in porfido segna il luogo in cui riposano le ceneri di Giorgio Franchetti, a ideale custodia dell’edificio e delle sue sorti.

Nel braccio lungo che affaccia sul canale e che si apre sul fondo sull'atrio di approdo, sono collocate due sculture: una Flora di epoca cinquecentesca proveniente dalla raccolta Franchetti e un gruppo neoclassico di Rinaldo Rinaldi, allievo e collaboratore di Canova, raffigurante Il centauro Chirone che insegna ad Achille a suonare la cetra

Di notevole interesse è anche la facciata interna prospiciente la corte, sulle cui pareti sono infisse patere e formelle di stile veneto-bizantino provenienti da diversi edifici veneziani
 

7 - Il mosaico pavimentale

Le geometrie del pavimento in opus sectile vennero disegnate personalmente da Giorgio Franchetti e sono ispirate principalmente agli esempi delle basiliche veneziane. Ma non solo, molti sono anche gli elementi di contatto con le decorazioni cosmatesche delle chiese del Lazio del XII e XIII secolo, a loro volta riprese da esempi bizantini: tipici dei pavimenti cosmateschi sono in particolare i motivi a grandi dischi e nodi curvilinei. L'insieme si configura come una vera e propria "collezione" di marmi antichi, audacemente riambientata in uno spazio esterno. Per realizzare l’opera Franchetti raccolse instancabilmente frammenti lapidei pregiati da cui ricavare le tessere musive. Fece arrivare marmi antichi soprattutto da Roma, preferendo quelli più rari e preziosi (porfidi, serpentini, diaspri, alabastri), ed egli stesso, chino sul pavimento, si preoccupò di accostare e collocare ogni singolo pezzo in base al disegno da lui stesso progettato.
 

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ENG - Short history of Ca' d'Oro and its Museum

 

The Palace

The Ca' d'Oro was built by Marino Contarini, a rich Venetian merchant, between 1421 and 1440, who made use of Lombard workers, headed by Matteo Raverti from Milan, and Venetian workers, led by Giovanni Bon and his son Bartolomeo. Alongside the extraordinarily light decorative effect of the facade, with the famous Gothic openwork of the loggias, the chromatic effect was further underlined by calling the French painter Jean Charlier (remembered as Zuane de Franza) to brush up the coloured marbles and the profiles of the decorated parts, with red, ultramarine blue, black, white lead and gold, applying the latter also to the top of the pinnacles of the crown. Such was the splendour that the building was named and remembered, unique in Venice, not with the name of the family, but as the "golden" palace.

 

The Museum

The history of the museum, inaugurated in 1927, links its name to the founder of the Gallery - Baron Giorgio Franchetti (Turin 1865 - Venice 1922) - who after years of passionate commitment as patron and collector, donated the building itself, purchased and restored by him, and the original nucleus of the art collections housed in it, to the Italian State in 1916.

The prestigious palace - which had been tampered with several times over the course of the centuries after successive disposals as early as the Renaissance period - had in fact been taken over, now dilapidated, by Baron Franchetti in 1894, with the intention of restoring Ca' d'Oro to its former glory and making it the ideal treasure chest for his art collections, including period furnishings, tapestries, paintings, sculptures and small bronzes. The State itself contributed to the formation of the museum's collections, adding to the nucleus of the Franchetti donation an important section of Renaissance bronzes and sculptures from the Veneto area, which includes bronzes and marble reliefs from suppressed or demolished Venetian ecclesiastical complexes and other state-owned works that completed the picture gallery.

 

1 - The Mantegna Chapel

The first of the interventions carried out in the palace by Giorgio Franchetti and the heart of the collection was the so-called Cappella del Mantegna, with the image of Saint Sebastian in the centre. Around it the Baron designed an evocative architectural space, entirely covered with marble. Inspired by Venetian models (especially the church of Santa Maria dei Miracoli), he wanted to reproduce the atmosphere of a Renaissance chapel, ideally set inside a patrician residence. Above a real altar is the canvas, one of Mantegna's most dramatic inventions. The work, purchased in 1893, is still today the icon of the museum.

The martyrdom of Saint Sebastian

Andrea Mantegna had already tackled the theme of the martyrdom of Saint Sebastian in his paintings (today at the Kunsthistorisches Museum in Vienna and the Louvre). The painting in Ca' d'Oro deals with the representation of the Christian hero in new and somewhat disconcerting terms, of tragic individual isolation. The saint, pierced by sixteen arrows that wrap him in a sort of thorny three-dimensional cage, stands grievously in the middle of a narrow niche, framed by a fake marble frame. Below, on the right, the emblematic image of the extinguished candle that still lets a thin thread of smoke blow; around it, a scroll bears the inscription Nihil nisi divinum stabile est coetera fumus (nothing, except the divine, is stable, everything else is only smoke), to underline the fragility of human nature.

 

2 - Double portrait of Tullio Lombardo

The Tullio Lombardo's Double Portrait is the first example of this type of portrait in fifteenth-century Italian sculpture. The origin is undoubtedly to be found in classical art: in fact even Mantegna in the fresco of St. Christopher in the church of the Eremitani in Padua reproduces double portraits taken from Roman funerary stelae. But here the author manages to create something completely new: a work imbued with an ancient but absolutely modern spirit, without any real precedent in antiquity itself, a perfect balance between the realistic definition and the idealization of the individual. The characters depicted, perhaps real portraits, perhaps allegorical figures, are taken in the moment they are talking or singing, with their lips open and their looks turned in different directions. The hair, the modelling of the faces, the decorated dress of the female figure, the flower between the breasts, every detail remains with extreme refinement and exquisite delicacy.

Under the male figure is clearly visible the signature of the author in the Roman capital. 

 

3 - Madonna of the kiss

In the Carrara marble lunette the Madonna and Child by Jacopo Sansovino are caught in a very sweet affectionate attitude, under an arch decorated with two winged angels. Originally the work was in the Church of the Zitelle alla Giudecca, to decorate the high altar. In the central figures of the relief the skill of the Florentine sculptor is expressed in a scene of touching intimacy. The Mother is supporting the child, holding his back with her right hand, to reciprocate the kiss that the Child offers her with great naturalness. In the very human and intimate impulse that unites the two protagonists, the virgin's left hand takes the closed book away from herself, as to take the already established fate away from her son. The classic pose of the two angels above, languidly resting on the cornice, underlines the vitality of the scene below.

The refined drapery, the monumental layout and the calibrated balance of the composition, as well as the softness of the anatomies, betray a direct knowledge of Michelangelo's art, which the artist had acquired during his stays in Rome before moving to Venice in 1527.

 

4 - Loggia on the first floor

Overlook the loggia and enjoy the splendid view of the Grand Canal. The large loggia that opens onto the Grand Canal on the first floor, with Gothic three-lobed arches and cloverleaf rose windows, creates a magical space dominated by a variable and ever-changing play of light and tone.

 

5- Room of Tuscan paintings

A large room houses paintings from Tuscany and central Italy, all purchased by Baron Franchetti for his collection. They are fourteenth and fifteenth century works on wood and represent a true rarity in the panorama of Venetian public collections.

Unique are the two front panels of chests for the wedding trousseau, gifts that were offered to the bride on her wedding day. They are of the Florentine school of the fifteenth century and depict the Stories of Alexander, still in a Tardo-Gothic manner, and on the opposite wall, the History of Lucretia.

 

The "deschi da parto" and "deschi da nozze" are very rare objects:

Hercules at the crossroads (recto) - Gentile coat of arms (verso), wedding desks.

The wedding desk was donated at weddings as a gift. The polygonal shape is widespread in Florentine and Sienese workshops in the fifteenth and sixteenth centuries. The original practical use is transformed into a celebratory and augural function of the groom, underlining the prestige of the family (on the back are the coats of arms of the Sienese Vieri and Tancredi families that allow the date of the wedding between Girolamo Vieri and Caterina Tancredi to 1500). Every reference is to the classical symbolism of the serenity of married life and the virtues of the couple. In this case we find the rather rare representation among the surviving testimonies of a Hercules "at the crossroads" between Virtue and Vice, handed down to Renaissance culture by Xenophon. A propitiatory "talisman" against future temptations and a warning to the bridegroom to always keep his promise of fidelity.

On the walls there is a series of Madonnas with Child, works created as objects of private devotion. They are paintings by lesser known artists, of Florentine origin, in which are evident the memories of Verrocchio, Lippi and Botticelli.

 

6 - The Courtyard

Today the courtyard of Ca' d'Oro is the result of a great work started by Baron Giorgio Franchetti (1865 - 1922) towards the end of the 19th century. His intention was to transform the prestigious and degraded late Gothic building, purchased in 1894, into a public museum. Also the external typical staircase with pointed arches was restored: it had already been dismantled in the first half of the nineteenth century and was recomposed, partly recovering the original fragments. The portal and the crowning were also restored. The original wellheaded mantelpiece, sculpted in 1427 by Bartolomeo Bon, was recovered on the Parisian antique market. The most striking element, however, remains the porticoed atrium, where the scansion of the columns matches the rich polychromy of the floor mosaic, designed by the Baron himself, and the marble covering of the walls.

The porticoed atrium  was designed as a sumptuous lapidary to house the collection of ancient sculptures. In the choice of decorative techniques and the preciousness of the materials, the aim was to synthesize the timeless idea of "Venetian beauty" that the entire palace was to embody after its nineteenth- and twentieth-century restoration.

In the short arm there is an antique virile Bust, inspired by the works of Prassitele. Here, towards the calle, a porphyry memorial stone marks the place where Giorgio Franchetti's ashes rest.

In the long arm that overlooks the canal and opens up at the bottom of the landing atrium, there are two sculptures: a 16th century Flora from the Franchetti collection and a neoclassical group by Rinaldo Rinaldi, a pupil and collaborator of Canova, depicting the centaur Chirone teaching Achilles to play the cithara.

 

7 - The floor mosaic

The geometries of the opus sectile floor were personally designed by Giorgio Franchetti and are mainly inspired by the examples of Venetian basilicas. There are also many elements of contact with the cosmatesque decorations of the churches of Lazio in the 12th and 13th centuries, in turn taken from Byzantine examples: typical of cosmatesque floors are in particular the motifs with large discs and curvilinear knots. The whole floor is configured as a real "collection" of antique marbles. To create the work Franchetti collected precious stone fragments in order to make mosaic tesserae. He brought antique marbles above all from Rome, preferring the rarest and most precious ones (porphyry, serpentine, jasper, alabaster), and he himself, bent over the floor, took care of matching and placing each single piece according to his own design.

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FRE - Brève histoire de la Ca' d'Oro

 

Le Palais

La Ca' d'Oro a été construite par Marino Contarini, un riche marchand vénitien, entre 1421 et 1440, qui a fait appel à des ouvriers lombards, dirigés par Matteo Raverti de Milan, et à des ouvriers vénitiens, dirigés par Giovanni Bon et son fils Bartolomeo. En plus de l'effet décoratif extraordinairement léger de la façade, avec les fameuses ouvertures gothiques des loggias, l'effet chromatique a été encore souligné en faisant appel au peintre français Jean Charlier (dont on se souvient comme Zuane de Franza) pour brosser les marbres colorés et les profils des parties décorées, avec du rouge, du bleu outremer, du noir, du blanc de plomb et de l'or, en appliquant ce dernier également sur le sommet des pinacles de la couronne. La splendeur était telle que le bâtiment a été nommé et rappelé, unique à Venise, non pas avec le nom de la famille, mais comme le palais "d'or".

 

Le Musée

L'histoire du musée, inauguré en 1927, lie son nom au fondateur de la galerie - le baron Giorgio Franchetti (Turin 1865 - Venise 1922) - qui, après des années d'engagement passionné en tant que mécène et collectionneur, a fait don à l'État italien, en 1916, du bâtiment lui-même, acheté et restauré par lui, et du noyau original des collections d'art qui y sont abritées.

Le prestigieux palais - qui avait été plusieurs fois remanié au cours des siècles après des cessions successives dès la Renaissance - avait en effet été repris, aujourd'hui délabré, par le baron Franchetti en 1894, dans l'intention de redonner à Ca' d'Oro sa gloire d'antan et d'en faire le coffre-fort idéal pour ses collections d'art, notamment le mobilier d'époque, les tapisseries, les peintures, les sculptures et les petits bronzes. L'État lui-même a contribué à la constitution des collections du musée, en ajoutant au noyau de la donation Franchetti une importante section de bronzes et de sculptures de la Renaissance provenant de la région de la Vénétie, qui comprend des bronzes et des reliefs en marbre provenant de complexes ecclésiastiques vénitiens supprimés ou démolis et d'autres œuvres appartenant à l'État qui ont complété la galerie de tableaux.

 

1 - La Chapelle de Mantegna

La première des interventions réalisées dans le palais par Giorgio Franchetti et le cœur de la collection fut la chapelle dite de Mantegna, avec l'image de Saint Sébastien au centre. Autour d'elle, le baron a conçu un espace architectural évocateur, entièrement recouvert de marbre. Inspiré par des modèles vénitiens (notamment l'église de Santa Maria dei Miracoli), il voulait reproduire l'atmosphère d'une chapelle de la Renaissance, idéalement située à l'intérieur d'une résidence patricienne. Au-dessus d'un véritable autel se trouve la toile, l'une des inventions les plus dramatiques de Mantegna. L'œuvre, achetée en 1893, est encore aujourd'hui l'icône du musée, conservant inchangée la disposition souhaitée par le propriétaire au sein d'un itinéraire muséal qui a subi au fil des ans d'inévitables changements et révisions.

Le martyre de Saint-Sébastien

Andrea Mantegna avait déjà abordé le thème du martyre de Saint-Sébastien dans ses peintures d'aujourd'hui au Kunsthistorisches Museum de Vienne et au Louvre. Le tableau de Ca' d'Oro traite de la représentation du héros chrétien en termes nouveaux et quelque peu déconcertants, d'un tragique isolement individuel. Le saint, transpercé par seize flèches qui l'enveloppent dans une sorte de cage épineuse en trois dimensions, se tient gravement au milieu d'une niche étroite, encadrée par un faux cadre de marbre. En bas, à droite, l'image emblématique de la bougie éteinte qui laisse encore souffler un mince fil de fumée ; autour, un parchemin porte l'inscription Nihil nisi divinum stabile est coetera fumus (rien, sauf le divin, n'est stable, tout le reste est de la fumée), pour souligner la fragilité de la nature humaine.

 

2 - Double portrait de Tullio Lombardo

On sait peu de choses sur l'emplacement original du Double Portrait de Tullio Lombardo, premier exemple de ce type de portrait dans la sculpture italienne du XVe siècle. L'origine se trouve sans aucun doute dans l'art classique : en effet, même Mantegna, dans la fresque avec Saint Christophe dans l'église des Eremitani à Padoue, reproduit des doubles portraits pris sur des stèles funéraires romaines. Mais ici, l'auteur parvient à créer quelque chose de complètement nouveau : une œuvre imprégnée d'un esprit ancien mais absolument moderne, sans véritable précédent dans l'antiquité elle-même, un équilibre parfait entre la définition réaliste et l'idéalisation de l'individu. Les personnages représentés, peut-être de vrais portraits, peut-être des figures allégoriques, sont pris au moment où ils parlent ou chantent, les lèvres ouvertes et le regard tourné dans différentes directions. Les cheveux, le modelage des visages, la robe décorée de la figure féminine, la fleur entre les seins, chaque détail reste d'un extrême raffinement et d'une exquise délicatesse.

Sous la figure masculine est clairement visible la signature de l'auteur dans la capitale romaine, comme pour suggérer que la destination d'origine était une position surélevée, afin qu'elle puisse être facilement lue.

 

3 - Madone du baiser

Dans la lunette en marbre de Carrare, la Madone et l'Enfant de Jacopo Sansovino sont pris dans une attitude affectueuse très douce, sous un arc orné de deux anges ailés. À l'origine, l'œuvre se trouvait dans l'église des Zitelle alla Giudecca, pour décorer le maître-autel. Dans les figures centrales du relief, la personnalité cultivée et actualisée du sculpteur florentin s'exprime dans une scène d'intimité touchante qui voit la Mère représentée dans l'acte de soutenir l'enfant, lui tenant le dos de la main droite, pour lui rendre le baiser que l'Enfant lui offre avec un grand naturel. Dans l'élan très humain et intime qui unit les deux protagonistes, la main gauche de la vierge s'empare du livre fermé, presque comme si elle voulait enlever à son fils le destin déjà établi. La pose classique des deux anges du dessus, reposant langoureusement sur la corniche, souligne la vitalité de la scène du dessous.

Les draperies raffinées, la disposition monumentale et l'équilibre calibré de la composition, ainsi que la douceur des anatomies, trahissent une connaissance directe de l'art de Michel-Ange, que l'artiste avait acquise lors de ses séjours à Rome avant de s'installer à Venise en 1527.

 

4 - Loggia au premier étage

Surplombez la loggia et profitez de la vue splendide sur le Grand Canal. La grande loggia qui s'ouvre sur le Grand Canal au premier étage, avec ses arcs trilobés gothiques et ses rosaces en trèfle, crée un espace magique dominé par un jeu de lumière et de ton variable et toujours changeant.

 

5- Salle de peintures toscanes

Une grande salle abrite des tableaux de Toscane et d'Italie centrale, tous achetés par le baron Franchetti pour sa collection. Il s'agit d'œuvres sur bois des XIVe et XVe siècles qui représentent une véritable rareté dans le panorama des collections publiques vénitiennes.

Les deux panneaux avant des coffres pour le trousseau de mariage, cadeaux offerts à la mariée le jour de son mariage, sont uniques. Ils sont de l'école florentine du XVe siècle et représentent les "Histoires d'Alexandre", toujours de manière Tardo-gothique, et sur le mur opposé, l'"Histoire de Lucretia".

Les "deschi da parto" et "deschi da nozze" sont des objets très rares :

Hercule au carrefour (recto) - Armoiries des gentils (verso), bureaux de mariage.

La robe de mariée était offerte en cadeau lors des mariages. La forme polygonale est très répandue dans les ateliers florentins et siennois aux XVe et XVIe siècles. L'utilisation pratique originale est transformée en une fonction de célébration et d'augure du marié, soulignant le prestige de la famille (au dos se trouvent les armoiries des familles siennoises Vieri et Tancredi qui permettent de dater le mariage entre Girolamo Vieri et Caterina Tancredi à 1500). Toute référence est à la symbologie classique de la sérénité de la vie conjugale et des vertus du couple. Dans ce cas, nous trouvons la représentation plutôt rare parmi les témoignages survivants d'un Hercule "à la croisée" de la vertu et du vice, transmis à la culture de la Renaissance par Xénophon. Un "talisman" propitiatoire contre les tentations futures et un avertissement au marié pour qu'il tienne toujours sa promesse de fidélité.

Sur les murs, vous pouvez voir une série de Madones à l'enfant, des œuvres qui se présentent certainement comme des objets de dévotion privée. Il s'agit de peintures d'artistes moins connus, d'origine florentine, dans lesquelles on retrouve les souvenirs de Verrocchio, Lippi et Botticelli.

 

6 – Le cour

La comparution actuelle de la cour de Ca' d'Oro est le résultat d'un grand travail commencé par le baron Giorgio Franchetti (1865 - 1922) vers la fin du XIXe siècle. Son intention était de transformer le prestigieux bâtiment dégradé de style gothique tardif, acheté en 1894, en un musée public. Dans le cadre de cette intervention, l'escalier extérieur à arcs brisés, typique de l'ancien bâtiment vénitien, a été restauré. Il avait déjà été démantelé dans la première moitié du XIXe siècle et a ensuite été recomposé, en récupérant en partie les fragments d'origine. Le portail et le couronnement ont également été restaurés, et la cheminée d'origine à tête de puits, sculptée en 1427 par Bartolomeo Bon, a été retrouvée sur le marché des antiquités parisiennes. L'élément le plus frappant reste cependant l'atrium à portique, où la scansion des colonnes s'accorde avec la riche polychromie de la mosaïque du sol, conçue par le baron lui-même, et le revêtement de marbre des murs.

L'ensemble a été conçu comme un somptueux lapidaire, destiné à abriter la collection de sculptures anciennes. Dans le choix des techniques décoratives et la préciosité des matériaux, il s'agissait de synthétiser l'idée intemporelle de la "beauté vénitienne" que devait incarner tout le palais après sa restauration aux XIXe et XXe siècles.

Dans le bras court se trouve un Buste viril antique, inspiré des œuvres de Prassitele, de la collection Franchetti. Ici, vers la calle, une pierre commémorative en porphyre marque l'endroit où reposent les cendres de Giorgio Franchetti, en tant que garde idéale de l'édifice et de son destin.

Dans le long bras qui surplombe le canal et qui s'ouvre au bas de l'atrium du palier, il y a deux sculptures : une Flore du XVIe siècle de la collection Franchetti et un groupe néoclassique de Rinaldo Rinaldi, élève et collaborateur de Canova, représentant Le centaure Chirone apprenant à Achille à jouer de la cithare.

La façade intérieure donnant sur la cour est également très intéressante, sur les murs de laquelle sont encastrés des patères et des panneaux de style vénitien-byzantin provenant de divers bâtiments vénitiens.

 

7 - La mosaïque de sol

Les géométries du sol en opus sectile ont été personnellement conçues par Giorgio Franchetti et sont principalement inspirées des exemples de basiliques vénitiennes. Mais ce n'est pas tout, il y a aussi de nombreux éléments de contact avec les décorations cosmatesques des églises du Latium des XIIe et XIIIe siècles, elles-mêmes tirées d'exemples byzantins : les sols cosmatesques sont notamment caractérisés par des motifs à grands disques et à nœuds curvilignes. L'ensemble est configuré comme une véritable "collection" de marbres anciens, audacieusement installée dans un espace extérieur. Pour créer l'œuvre, Franchetti a inlassablement recueilli des fragments de pierres précieuses à partir desquels il a fabriqué des tesselles en mosaïque. Il fit venir de Rome surtout des marbres antiques, en préférant les plus rares et les plus précieux (porphyre, serpentine, jaspe, albâtre), et lui-même, penché sur le sol, s'occupait d'assortir et de placer chaque pièce selon son propre dessin.

 

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Cenni storici

Il palazzo fu fatto costruire, a partire dal 1421, dal  ricco mercante veneziano Marino Contarini sull' area di una precedente dimora veneto bizantina, divenuta di sua proprietà.

Alla realizzazione della celebre casa da stazio sul Canal Grande collaborarono importanti artefici, quali Marco d'Amadio (probabilmente il progettista, ancorchè il risultato d’insieme sia da imputare a una diretto impegno dello stesso committente), maestranze lombarde capeggiate Matteo Raverti (già attivo nella fabbrica del Duomo di Milano), gli scultori Giovanni e Bartolomeo Bon, nonchè  il pittore “Zuane de Franza" cui si deve la doratura di alcuni elementi archittonici della facciata che diede il nome all’edificio, oggi andata del tutto perduta assieme alle ricche decocrazioni policrome che la completavano. 
Un libro dei conti di Marino Contarini, conservato all' Archivio di Stato di Venezia, permette di seguire i lavori del cantiere, attivo per circa un quindicennio, e di rintracciare le varie personalità impegnate nell'impresa.

Ricostruita sulla vecchia pianta a portego della precedente dimora, con grande effetto innovativo, furono aggiunte le tre logge sovrapposte: più semplice quella della riva d' acqua, con una diversa decorazione delle polifore le due dei piani superiori. Il coronamento a guglie di altezze alternate, che sormonta il cornicione, costituisce un ultimo aereo diaframma. 
Tutta la facciata è rivestita di marmi leggermente venati, con tenui gradazioni di toni, ed è  profilata, nelle partiture architettoniche, da inserti in marmo rosso di Verona, utilizzato anche in tre colonnine della seconda loggia.

Dalla parte di terra, un alto muro merlato separa la calle dalla corte , cui si accede da un imponente portone sormontato da un angelo che sorregge lo stemma Contarini.

Divisa dopo la morte del Contarini tra gli eredi, la Ca d' Oro passò in mani diverse subendo trasformazioni interne che ne determinarono un forte degrado. Verso la fine dell' Ottocento venne restaurata da Giovanni Meduna che vi aggiunse parti incongrue, soprattutto in facciata, e demolì diverse strutture interne originali.
Acquistata nel 1894 dal barone Giorgio Franchetti, la Ca' d' Oro venne liberata dalle superfetazioni storicistiche imposte dal Meduna e riportata negli interni, per quanto possibile, allo stato quattrocentesco con l' aggiunta, nel portico terreno, del mosaico pavimentale, realizzato su modello dei mosaici marciani e del rivestimento bicromo in marmo bianco e rosso delle pareti.

 

Primo piano

Secondo piano

 

Con ItalyArt è possibile una visita virtuale alla Galleria Franchetti alla Ca' d'Oro

Breve chiacchierata a Sempre Verde (Rete4) con Daniela Sardella

 

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